mercoledì 15 ottobre 2014

l'archivio di spilamberto 9 - il tram




Il 1° ottobre scorso si è tenuta la riunione del consiglio comunale sul tema del trasferimento del nostro
Archivio Storico a Vignola.
Le opposizioni hanno chiesto al consiglio di non votare per una convenzione che non era chiara.
L’unica cosa chiara era che il trasferimento doveva avvenire immediatamente, al prezzo di 5000 euro annui che il Comune pagherà per 10 anni.
Sulle modalità di funzionamento del progetto, chiamato pomposamente “polo culturale”, non è stato definito nulla: si procederà successivamente con calma.
Un consigliere di minoranza ha descritto con dovizia di particolari quanto emerso nella commissione cultura congiunta dei Comuni interessati.
In quell’occasione il cane da guardia del progetto, ovvero il vice-presidente della Fondazione, avrebbe detto che degli archivi storici non gli interessa nulla ma, se questa operazione di archivio collettivo non andasse in porto, la Fondazione taglierebbe i fondi che aveva destinato alle scuole del territorio.
Quest’ultima affermazione non è nuova, poiché è già stata fatta, anche se con toni morbidi, nella riunione del 24 aprile tenuta proprio nella formaggiaia che, come per incanto, si trasformerà nella custode della nostra memoria.
Il suddetto consigliere ha proseguito esortando i colleghi a non firmare la convenzione perorata dalla fondazione con tale comportamento: sprezzante nei confronti della cultura e ricattatorio verso chi oserà opporsi.
Altri consiglieri di minoranza hanno rilevato come la fretta messa in campo dall’amministrazione sia sospetta.
Infatti nel 2006 vi fu una relazione della soprintendenza nella quale veniva evidenziata la necessità di allocare l’archivio in luogo più idoneo soprattutto per le difficoltà di consultazione in loco da parte dei ricercatori.
Il soprintendente, peraltro, accolse con favore l’ipotesi, ventilata dalla giunta, di potere sistemare l’Archivio Storico nella Rocca.
Evidentemente non doveva trattarsi di una questione urgente se è vero che, da allora, l’amministrazione comunale l'ha totalmente ignorata.
Per questo l’improvvisa fretta ha lasciato perplessi i consiglieri della minoranza, una dei quali ha avanzato anche l’ipotesi che possa trattarsi, essendo un progetto-pilota, di un’operazione tendente a divenire un fiore all’occhiello per i suoi patrocinatori.
Le perplessità non hanno nemmeno sfiorato i consiglieri della maggioranza, che hanno difeso a spada tratta il trasferimento dell’archivio con un unico argomento: è una opportunità da cogliere al volo.
Tuttavia, lo zelo che mettevano in campo strideva con il fatto che l’imminente transito di quel tram-assolutamente-da-non-perdere non l’avevano deciso loro: quel tram sarebbe passato in seguito a decisioni prese né da una giunta nè da un precedente consiglio comunale.
Poi ha parlato il sindaco, il quale ha detto, grosso modo, che bisogna avere una mentalità aperta, uscire dalle mura. Ha detto anche di avere rispetto per chi ha promosso la petizione, ammettendo implicitamente di avere sbagliato quando su facebook aveva preso in giro chi raccoglieva firme.
Ha detto, infine, che se deve amministrare il Comune a colpi di referendum preferisce tornare a fare il lavoro che faceva prima di diventare sindaco.
L’esito della votazione è stato chiarissimo: 12 a favore, 5 contrari e nessuna astensione.
Non rimane agli spilambertesi che adeguarsi oppure, come misura estrema, provare a raccogliere di nuovo firme finalizzate, però, allo svolgimento di un referendum.
Le 902 firme raccolte in pochi giorni fanno pensare ad un risveglio degli spilambertesi dal loro atavico senso di rassegnazione.
Tuttavia, ammesso che questa impressione sia giusta, sarà compito arduo superare i numerosi ostacoli previsti dal regolamento comunale per consentire l'uso del referendum.
Vedremo nei prossimi giorni le mosse dei promotori della petizione.

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