lunedì 24 novembre 2014

zanzare 17

L’ARCHIVIO AL FRESCO
Pare ormai assodato: il luogo dove è situato un Archivio Storico non deve necessariamente coincidere con il luogo dove vive la Comunità che l’ha prodotto.
Sono troppe le voci autorevoli che sostengono ciò.
L’ultima, in ordine di tempo ma non certo per autorevolezza, è quella dell’ex sindaco di Spilamberto Gozzoli, e dobbiamo prenderne atto.
Fra qualche anno, vi sarà l’Archivio di Milano a Gorgonzola, quello di Roma a Bracciano, quello di Firenze a San Casciano in Val di Pesa, quello di Bologna a Porretta Terme e così via.
E allora, tornando al nostro Archivio, faccio una proposta: poiché in estate è difficile consultare gli Archivi per il troppo caldo, non si potrebbe spostare l’Archivio Storico di Spilamberto in quel di Sant’Anna Pelago?


ALACRITA’
Il sindaco di Spilamberto non finisce di stupire per la sua vitalità: dopo avere carteggiato il legno di vecchie porte e tinteggiato i muri di vecchie stanze, per non parlare del notturno salvataggio dell'Archivio dal diluvio, ha perfino ripulito e messo in sicurezza una parte del torrente Guerro, come si vede nella foto accanto.
Ora io chiedo a me stesso, e lo chiedo anche ai lettori: come faremmo senza di lui?

giovedì 20 novembre 2014

attento, l'ordine ti sorveglia

Pochi mesi fa ho parlato dei grandi problemi che assillano l’Occidente.
Problemi economici derivanti anche dal fatto che Stati emergenti, rimasti in apnea per più di mezzo secolo sotto il giogo del comunismo, hanno scoperto il mercato e sono in grado di produrre gli stessi prodotti a prezzi molto inferiori rispetto all’Occidente, perché la loro arretratezza gli consente di avere mano d’opera a minor costo, mentre le tutele sindacali per chi lavora non esistono, o sono molto approssimative rispetto ai vincoli delle imprese occidentali.
Problemi etici, derivanti dalla crisi di valori causata dal benessere e dal relativismo che sta prendendo quota.
Problemi derivanti dall’offensiva del mondo islamico nei riguardi dell’Occidente, fenomeno molto preoccupante, per non dire angosciante, che può contare anche su moltissimi cittadini occidentali che odiano il loro mondo di provenienza e sono pronti anche a uccidere i loro fratelli in nome di Allah.
A proposito di terrorismo islamico vi è una notizia, riguardante Magdi Allam, che è stata resa pubblica nell’agosto scorso ma ha avuto scarsa eco, e merita di essere ricordata.
I lettori conoscono Allam, un giornalista di notevole levatura, molto esperto nelle problematiche legate all’Islam, che è il mondo dal quale proviene.
Di origini egiziane, è da moltissimi anni in Italia dove ha anche ricoperto, qualche anno fa, la carica di vicedirettore del Corriere della sera prima di essere eletto al parlamento europeo.
Mi ha sempre sorpreso il fatto che le analisi più puntuali, più lucide, nonché la più strenua difesa delle radici occidentali, venissero da un giornalista egiziano, e ho sempre sottolineato questo aspetto anche pubblicando alcuni suoi articoli su questo blog.
Non a caso Allam è nel mirino dei terroristi, e deve essere costantemente protetto da una scorta.
Ebbene, cos’è successo ad Allam?
E’ successo che l’Ordine dei giornalisti lo ha messo sotto accusa per avere scritto alcuni articoli, pubblicati nel 2011 dal quotidiano “Il giornale” e caratterizzati, secondo il citato “Ordine”, da “islamofobia”.
La denuncia, presentata da un’associazione italiana, era stata respinta dall’Ordine del Lazio che non ravvisava irregolarità, poi il ricorso dell’associazione, esaminato dalla direzione nazionale dell’Ordine, era stato accolto.
Così Allam dovrà difendersi per avere osato criticare il terrorismo islamico. Per questo “ordine”, in questo momento di quotidiane barbarie il problema è l’islamofobia di Magdi Allam.
Ma cos’è questo Ordine dei giornalisti?
E’ un organismo al quale è obbligatorio iscriversi per essere giornalisti, e al quale si deve rendere conto, come nel caso di Allam, di eventuali errori che abbiano provocato ingiusti danni a qualcuno o che, secondo l’Ordine, non rispettino la deontologia del buon giornalista.
Sembra pertanto che si tratti di un organismo di difesa della verità, ma la sua finalità, quando fu costituito, era opposta.
Infatti lo Stato fascista voleva controllare i giornalisti e, nel 1925, creò questo ordine per controllarli meglio impedendogli anche, eventualmente, di dire verità che potessero danneggiare il regime.
Non a caso, nei paesi di consolidata democrazia non vi è nessun ordine, e vale il principio della responsabilità personale: ognuno risponde di ciò che fa e di ciò che scrive.
Il lettore si chiederà perché, dal momento che il fascismo è tanto criticato e che ci sono addirittura partiti che sull’antifascismo hanno politicamente campato, non è stato soppresso.
E’ una domanda che tutti ci poniamo.
Forse chi comandava pensava che, tutto sommato, non era male dare una controllatina ai pennivendoli o forse, più prosaicamente, non aveva cuore di mettere sul lastrico alcune migliaia di addetti che con questo ordine ci campavano, perché si sa che la parola d’ordine degli italiani, per dirla con Leo Longanesi, è “TENGO FAMIGLIA”.
Anche un referendum del 1997, promosso dai radicali per la soppressione dell’ordine, fu bocciato solo per il mancato raggiungimento del quorum.
Vedremo come andrà a finire questa vicenda che le vestali del politicamente corretto, con in testa Repubblica e Corriere della sera, hanno praticamente ignorato.

L’impressione dell’uomo della strada è che, con tutti i problemi veri che abbiamo davanti, ciò che scrive Magdi Allam in difesa delle nostre radici non solo non andrebbe punito, ma andrebbe premiato.

lunedì 10 novembre 2014

il muro

Nel 25° anniversario del suo abbattimento, in questi giorni si è parlato molto del muro di Berlino, che costituì una ferita alla dignità del popolo tedesco.
Dopo il crollo, i suoi resti sono diventati cimeli, e forse non tutti ricordano che tre pezzi di quel muro, acquistati e donati da un concittadino al Comune di Spilamberto, sono stati sistemati nel parco della Rocca.
La posa avvenne 5 anni fa, nel ventennale dell’avvenimento, e fu preceduta, come in questi giorni, da molte parole che non spiegano bene i fatti, spesso giustificati da una generica incomunicabilità tra i popoli.
In quell’occasione pubblicai un articolo su “L’Eco del Panaro” che, riletto oggi, sembra stato scritto ieri.
Per questo lo ripropongo ai lettori.


Articolo pubblicato su “L’ECO DEL PANARO” del novembre 2009 n. 36