giovedì 30 gennaio 2014

compleanno

Questo blog compie un anno.
Nell'autunno del 2012 pensavo di inserire una rubrica, da intitolare "l'opinione", su un portale web locale ma, per motivi burocratici, la cosa non andò in porto.
Mi fu allora proposto di aprire un blog che io, a quel tempo, non sapevo nemmeno cosa fosse esattamente.
Così, il 30 gennaio 2013, il blog "l'opinione" venne aperto e, da allora, sono stati pubblicati 121 post, mentre le pagine visitate sono state 10103, con una media giornaliera di 27,6 pagine.
E' un risultato che supera le mie aspettative e mi gratifica dell'impegno che ho profuso in questo blog.
I commenti sono stati pochi, e ciò mi dispiace perchè sono proprio i commenti un importante indice dell'interesse che circonda un blog.
Le pagine lette provengono dai paesi sottoelencati, ed è sorprendente il numero di pagine visualizzate negli U.S.A.
Per chiudere, ringrazio i lettori che mi hanno onorato del loro interesse.
Ma un ringraziamento particolare, per l'importanza dei commenti cui ho accennato, va a un lettore che di commenti ne ha lasciati parecchi: il Signor Maralberto Ronchi.

Luigi Barozzi

Visualizzazioni di pagine
Italia
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lunedì 27 gennaio 2014

44 bugiardi


Che la Giustizia italiana non funzioni benissimo e vada riformata è ormai riconosciuto da tutti tranne che dai magistrati, i quali non accettano un principio elementare che vale per tutti tranne che per loro: la responsabilità civile per gli errori commessi per dolo o colpa grave.
E non accettano nemmeno l’altro cardine della riforma, e cioè che la magistratura inquirente e quella giudicante abbiano due carriere completamente separate, come avviene in tutti i paesi più moderni e più civili. In questo modo il giudice giudicante, non più sodale del giudice inquirente come avviene da noi, tratterebbe allo stesso modo accusa e difesa assicurando all’utente il maggior equilibrio possibile nell’elaborazione della sentenza.
Dicevo del funzionamento non eccellente della magistratura, e gli esempi sarebbero numerosi, anche se non voglio addentrarmi in questo pur importante aspetto; e non parliamo poi dei 9 milioni di cause arretrate.
Ciononostante, tuttavia, la categoria dei magistrati non se la passa male.
Nella UE, mentre i pubblici ministeri percepiscono in media 20.600 euro al mese, i nostri ne percepiscono 31.700; e i giudici di ultima istanza da noi percepiscono 89.700 euro contro i 33.300 della media europea.
Fatta questa premessa, e stabilito che i benefici economici dei giudici non corrispondono al livello di giustizia erogato ai cittadini, vi è una vicenda giudiziaria odierna che lascia stupefatti e fa ritenere che una rapida riforma della Giustizia non sarebbe del tutto fuori luogo.
La procura di Milano ha rinviato a giudizio tutti i testimoni della difesa nel cosiddetto “processo Rubi”, che sono 42, più i due avvocati della difesa: in tutto 44.
Ora, pensare che 42 testimoni fra i quali deputati, senatori, giornalisti, funzionari di polizia abbiano, tutti, giurato il falso, è una cosa a dir poco stravagante.
Il capo d’accusa non è ancora definito, ma andrà probabilmente dalla falsa testimonianza alla corruzione in atti giudiziari.
In soprannumero, anche i legali verranno rinviati a giudizio, e al normale cittadino sorgono alcuni dubbi.
- E’ mai possibile che 42 persone, di varia provenienza sociale e professionale, siano tutti bugiardi-spergiuri o peggio?
- E’ mai possibile che lo siano pure i legali della difesa i quali, in un società civile, incarnano un principio quasi sacro: il diritto dell’imputato, anche se si tratta della persona peggiore del mondo, di essere difeso in giudizio?
- Non sarà, per caso, che la sentenza fosse già scritta e che il disturbo arrecato dai testi della difesa alla suddetta sentenza abbia irritato la Procura di Milano tanto da farle perdere la trebisonda? 

Nel disegno in alto i 44 bugiardi in fila per 6. Il resto di due è costituito dagli avvocati Ghedini e Longo.

giovedì 23 gennaio 2014

brevi di cronaca


abu omar 2
Il 14 gennaio 2014 la Corte Costituzionale ha accolto i ricorsi dei governi Monti e Letta che avevano opposto ai giudici il segreto di stato nella vicenda di Abu Omar, il terrorista arrestato e spedito in Egitto dai servizi americani coadiuvati dai nostri servizi segreti.
La Corte Costituzionale si era già espressa in modo analogo nel 2009 in seguito al ricorso dei governi Prodi e Berlusconi, ma la Corte di Cassazione, con una serie di alchimie procedurali, aveva ignorato il verdetto della Consulta e assegnato il processo alla Corte d’Appello di Milano che, ribaltando due precedenti sentenze di assoluzione, aveva inflitto 10 anni di galera a Pollari, capo dei Servizi segreti, 9 anni a Mancini suo vice, e 5 anni ad altri personaggi minori dei servizi italiani.
Ora queste condanne dovranno  essere annullate.
Al di là di tutte le complesse questioni procedurali rimane, per il normale cittadino, un interrogativo: se i servizi segreti esistono per tutelare la sicurezza dello Stato compiendo, per l’appunto, azioni segrete, come possono chiedere l’autorizzazione a un giudice prima di arrestare e spedire altrove un terrorista?
Su questa vicenda è già stato pubblicato un post il 12 dicembre 2013.

Nella foto l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari 

Non disturbare il manovratore
Il sito RaiWatch, che da mesi pubblicava gli stipendi dei dirigenti e l’importo dei contratti della Rai con i collaboratori esterni, è stato chiuso per sentenza del tribunale di Bologna.
Il sito svolgeva un’attività normale: infatti pubblicare ciò che spende la tv di Stato, che impone ai cittadini il pagamento di un canone, è un’attività non solo lecita, ma addirittura utile.
Almeno così pensano moltissimi cittadini.
Perché non si deve sapere che Fabio Fazio prende 5,4 milioni in fino al 2017? Oppure che la Clerici nel 2013 percepiva 1 milione e mezzo di euro e Carlo Conti un milione e quattrocentomila?
L’elenco sarebbe lungo, ma non è il numero dei nomi pubblicati che conta, bensì il principio: chi paga ha il diritto di sapere come vengono utilizzati i soldi versati.
Purtroppo, il tribunale di Bologna non la pensa così.
Infatti, in seguito a un ricorso della rai, la scorsa settimana ha fatto chiudere il sito RaiWatch.