venerdì 15 maggio 2015

zanzare 21

Una vita occupata

E’ apparsa, il 12 maggio, la notizia che la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, dopo 26 anni, è finalmente stata sgomberata dalle Forze dell’Ordine.
L’aula C della citata Facoltà era stata occupata dagli antagonisti nel 1989, e il tempo impiegato dai governanti bolognesi, come noto paladini della legalità, è stato un po’ abbondante: la notizia non è tanto lo sgombero, quanto il fatto che sia avvenuto dopo tanto tempo.
Ciò che colpisce di più, tuttavia, è pensare a quelli che hanno occupato l’aula a 25 anni e si ritrovano oggi, a 51 anni, vecchi e senza occupazione: che tenerezza!


Ronda antifascista

Un bimbo di 4 anni (diconsi quattro), nell’asilo che frequenta, ha salutato gli amichetti con il braccio teso in avanti, una specie di saluto romano.
Ebbene, gli antifascisti in servizio effettivo e permanente non gliela faranno passare liscia.

Il quotidiano La Repubblica, baluardo dell’antifascismo, ha dedicato una pagina intera, con richiamo in prima pagina, a questo quattrenne apologeta del Fascismo: stia attento, perché la prossima volta finirà in galera!

venerdì 8 maggio 2015

archivio ultimo atto

La sera di martedì 28 aprile 2015 il Consiglio comunale ha approvato la convenzione per la gestione del Polo archivistico collettivo, nonché il relativo regolamento.
Si tratta, probabilmente, dell’ultimo atto prima che il nostro ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI SPILAMBERTO, del XV secolo, ci dica addio.
Le dichiarazioni che hanno preceduto la votazione si possono riassumere, molto in sintesi, come segue.
I componenti dell’opposizione, che erano 4, hanno sollevato parecchie obiezioni, delle quali riassumo le principali.
- Il testo non è corretto, vi sono anche errori materiali, come, per esempio, due articoli della convenzione aventi il medesimo numero.
- Perché se l’archivio, ad oggi, non è ancora stato spostato, è già stata pagata la quota di 5.000 euro relativa al 2014?
- Perché nella convenzione fra i Comuni interessati e la Fondazione di Vignola viene citato un articolo di legge che regola gli accordi fra Enti Pubblici, mentre invece la Fondazione è un soggetto privato?
- E’ possibile che vi sia qualcosa di irregolare in una convenzione fra un Comune e una Fondazione, quando fra il vicepresidente della Fondazione e un componente della Giunta di Spilamberto vi è parentela?
Un consigliere di minoranza ha inoltre dichiarato di ritenere inaccettabile discutere una questione in Consiglio comunale quando la documentazione relativa gli è arrivata dopo le ore 9.00 del giorno stesso.
Tuttavia la convenzione, e relativo regolamento, sono stati votati così come erano stati presentati, senza cambiare nemmeno una virgola.
Poi, in chiusura, il solito pistolotto del sindaco sulla bontà di questa operazione che consentirà di avere, finalmente, un Archivio Storico più sicuro e facilmente consultabile, perché dove si trova è malsicuro e non idoneo alla consultazione.
Questo è vero, anche se le difficoltà non hanno impedito a più persone non solo di frequentare l’Archivio, ma anche di ricavarne numerose pubblicazioni che l’amministrazione ha sempre patrocinato e delle quali si è sempre vantata.
Tuttavia il sindaco, a sostegno della sua tesi, fa credere che vi siano solo due possibilità per l’allocazione dell’Archivio: o dove sta ora o a Vignola. E’ invece evidente che un luogo sicuro e fruibile, per l’Archivio Storico, esiste sicuramente anche nel nostro territorio, ma questa terza ipotesi non è stata nemmeno presa in considerazione.
Infine vi sono state le dichiarazioni di voto, e le risposte fornite dalla maggioranza non devono essere state convincenti se un consigliere di minoranza, dichiarando di ritenere illegale quell’atto, è uscito dall’aula seguito dagli altri colleghi della minoranza.
Oramai, il destino del nostro glorioso Archivio Storico è segnato.

Prepariamoci almeno, in occasione della sua partenza, a dargli un affettuoso saluto, come si conviene a chi è stato al nostro servizio per 540 (diconsi cinquecentoquaranta) anni.




Nella foto il simpatico segnale stradale, esposto al gazebo di “NASCO a Spilamberto” il 29 marzo scorso, che esorta chiunque voglia consultare il nostro antichissimo Archivio Storico a non fermarsi a Spilamberto.



lunedì 27 aprile 2015

una festa che divide

A bocce ferme, vorrei fare alcune brevissime considerazioni sulla festa del 25 aprile.
La data ricorda la fine di una guerra sciagurata che aveva significato, per tutti gli italiani, angoscia, disagi e miseria, senza contare le migliaia di morti e le sofferenze dei loro familiari.
Una guerra conclusa con la scacciata delle truppe tedesche da parte delle forze alleate, con USA e Inghilterra in prima fila.
E’ appena il caso di dire che l’Italia aveva iniziato la guerra come alleata dell’esercito tedesco, e questo dice quanto complesso fosse il quadro di questo conflitto che, dopo l’8 settembre 1943, generò anche una guerra civile.
La gioia degli italiani per la fine di quella tragedia, che consentiva di ricominciare a vivere normalmente, merita sicuramente una festa che la ricordi.
Nel corso degli anni, tuttavia, questa festa ha assunto connotati tali che tendono a dividere gli italiani, più che a unirli, e una festa nazionale che divide ha, secondo me, qualcosa che non funziona a dovere.
Il primo aspetto che sorprende il normale cittadino è l’evidente tentativo del PCI, nonché dei suoi successori e dei suoi succedanei, di appropriarsi dell’esclusiva del movimento partigiano.
In realtà il movimento partigiano era costituito anche da cattolici, liberali, azionisti e gente senza collocazione politica, ma fin da quei tempi era in atto la strategia del PCI di prevalere sulle altre formazioni: i partigiani non comunisti erano tollerati a fatica e, talvolta, addirittura uccisi, come avvenne alla malga Porzus nel febbraio del 1944.
Un altro aspetto che non convince è il tentativo di gonfiare la reale portata storica del movimento partigiano, che coadiuvò le forze alleate nella liberazione dell’Italia dall’esercito tedesco.
Il contributo del movimento partigiano è stato importante dal lato militare e, ancor più, dal lato ideale, ma non si può ragionevolmente credere che sia stato determinante per l’esito della guerra.
Quando si leggono affermazioni o, addirittura, libri a sostegno della tesi che a liberare l’Italia è stato il movimento partigiano, c’è da rimanere esterrefatti.
Infine, i toni trionfalistici usati sono, a mio avviso, fuori luogo perché, è bene ricordarlo, il 25 aprile segna anche la nostra sconfitta, una dolorosa sconfitta che lascia l’Italia distrutta e mutilata di importanti territori.
A volte si ha l’impressione che qualcuno pensi di avere vinto la guerra, ma non è così: l’Italia ha perso la guerra così come gli italiani tutti, senza eccezioni.

Insomma: una festa che, dopo 70 anni, continua a dividere, che festa è?