domenica 21 dicembre 2014
venerdì 19 dicembre 2014
il complesso
Poche
settimane fa Landini ha dichiarato che “Renzi
non ha il consenso delle persone oneste”.
Chiunque
abbia un pizzico di sale in zucca, si rende conto che generalizzare è sempre e
comunque sbagliato: dire che tutti i calvi sono intelligenti, o che tutti i
forzuti sono stupidi, o che tutti i meridionali sono furbi o che tutti i
pensionati sono fessi ecc. (gli esempi sarebbero infiniti), è sempre una
sciocchezza.
Infatti,
ogni essere umano è se stesso e risponde delle proprie azioni, non di quelle di
qualcun altro che ha qualcosa in comune con lui.
Sciocchezze
simili si possono tollerare quando le senti al bar pronunciate, magari, da un
tale esasperato che ha appena subìto un furto o da un altro tale che conosci
come sempliciotto e non ci fai nemmeno caso.
Ma Landini è
un leader sindacale di livello nazionale, segretario della FIOM, e ha detto
pubblicamente una sciocchezza che offende milioni di persone e che, in un paese
normale, gli costerebbe la carriera politica.
Invece sta
andando benissimo, e si accinge a diventare il leader dell’ennesimo partito
comunista, dopo le prove non esaltanti che il comunismo ha dato a livello
planetario.
Infatti i
vecchi comunisti, che Landini sta cercando di rianimare, sostengono che il
comunismo è la forma migliore di convivenza civile, ma è sempre stata applicata
male.
Anche ai
tempi di Stalin, quando era noto che l’URSS non era altro che uno spietato
regime liberticida, i dirigenti del PCI, grosso modo, pensavano: “Ma sì, effettivamente Bessarione (come lo
chiamava Giovannino Guareschi) forse esagera ma, quando instaureremo noi il
comunismo in Italia, sarà tutta un’altra cosa: vuoi mettere? Tuttavia, nel
frattempo, è meglio che i compagni della base non sappiano degli esodi forzati
di popolazioni intere, dei campi di lavoro, dei processi inventati, dei coloni
massacrati e di altri aspetti che ci metterebbero inutilmente in imbarazzo.”
Insomma, i
compagni sono affetti da un atavico complesso di superiorità: ritengono di
essere i soli onesti e capaci di guidare un paese: gli altri vanno tollerati,
poverini, magari anche capiti, ma fino a un certo punto.
Ma il vero
collante di quell’ideologia era il cosiddetto odio di classe, il cui solo
sbocco era la soppressione delle classi: solo con una società formata da persone tutte uguali, questo odio poteva attenuarsi.
In realtà le
classi non ci sono nemmeno nella nostra società, ma Landini non se ne è ancora
accorto.
Non si è
accorto che, nelle società liberali, uno può nascere povero e morire ricco o
viceversa, perciò le classi non sono più fisse, ma l’odio rimane.
Il giorno in
cui picchiarono dei manifestanti a Roma, Landini disse che, in un paese di
ladri, avevano picchiato degli operai che manifestavano: aveva ragione dicendo
che in un paese civile si deve potere manifestare pacificamente senza essere
picchiati, ma riguardo al paese di ladri torniamo al punto di partenza: al
complesso di superiorità.
Un complesso
di superiorità ingiustificato, che gli ultimi avvenimenti romani stanno
sgretolando impietosamente.
lunedì 15 dicembre 2014
la fabbrica
Nei prossimi
giorni il Comune terrà due serate denominate Fabbrica Spilamberto nelle quali
parlare con i cittadini coinvolgendoli, almeno così pare, a contribuire
all’amministrazione di Spilamberto manifestando le loro idee e proponendo ciò
che ritengono utile.
Tralascio
facili battute sulla scelta del nome (è un nome che inventò Prodi e che ebbe un
successo modesto) e credo che sia un’iniziativa senz’altro opportuna e anche
lodevole, perché l’apporto dei cittadini che amano il nostro paese può essere
molto importante per cercare di sgretolare la cappa di conformismo e di
conservatorismo della quale l’attuale amministrazione è l’erede diretta: una
cappa lunga 69 anni che rischia di togliere ossigeno a una moderna compagine di
governo locale.
Perciò
complimenti al sindaco.
Fatta questa
doverosa premessa, occorre dire che l’esordio dell’amministrazione, nel
relazionarsi con i cittadini, non è stata davvero felice.
Mi riferisco
alla vicenda dell’Archivio Storico, che ha visto un gruppo di cittadini cercare
appassionatamente, e con totale disinteresse personale, di trattenere il nostro
glorioso Archivio Storico nell’ambito del territorio di Spilamberto.
Questi
cittadini hanno raccolto 902 firme, a sostegno della loro tesi, e le hanno
consegnate al sindaco nella speranza di ottenere un ripensamento che poi non
c’è stato e, fin qui, non c’è niente di strano: un’amministrazione pubblica non
è obbligata ad accogliere una petizione popolare.
Ciò che ha
lasciato perplessi è che, durante la fase di raccolta delle firme, il sindaco
abbia criticato su facebook i promotori della raccolta di firme, che stavano
esercitando un diritto democratico tutelato non solo dal buon senso, ma anche
dallo statuto del Comune di Spilamberto.
Ma ciò che
ha lasciato ancora più perplessi i promotori è che, nonostante lo statuto
comunale parli di sessanta giorni come termine ultimo entro cui il sindaco deve
rispondere a una petizione popolare, i sessanta giorni siano trascorsi invano.
Credo
tuttavia che si sia trattato solo di un incidente di percorso anche se,
ultimamente, pare che le tematiche esistenzial-comunicative trattate dal grande
regista Michelangelo Antonioni stiano invadendo anche i rapporti fra pubblica
amministrazione e cittadini.
Comunque non
voglio assolutamente togliere l’entusiasmo a coloro che si accingono a
presenziare alla Fabbrica Spilamberto: auguro a tutti buon lavoro e,
soprattutto, in bocca al lupo!
Nella foto il sindaco di Spilamberto Umberto Costantini
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