Questo blog, nato il 30 gennaio 2013, ha raggiunto le 20.000 pagine visualizzate, motivo per il quale ringrazio moltissimo i lettori.
Ecco i dati odierni registrati da Google.
ultima settimana
pagine visualizzate 231
ultimo mese
pagine visualizzate 990
dall’inizio - 30 gennaio 2013 -
pagine visualizzate 20004
Nel precedente comunicato - 24 luglio 2014 - avevo informato i lettori del fatto che la maggior parte delle pagine venivano visualizzate negli USA, e non capivo come ciò fosse possibile.
Ora credo di avere capito come stanno le cose, anche se si tratta solo di un'intuizione: i lettori non sono in maggioranza americani, ma italiani i quali, per entrare nel mio blog, utilizzano server o browser o sistemi operativi (forse i termini non sono esatti) che vengono registrati in America.
Grazie ancora
Luigi Barozzi
lunedì 8 dicembre 2014
venerdì 5 dicembre 2014
giornalismo abusivo
Proprio pochi giorni fa, col titolo “attento, l’ordine ti sorveglia” ho fatto
alcune considerazioni sull’Ordine dei Giornalisti in relazione a una vicenda
che vede uno dei loro iscritti, Magdi Allam, nella necessità di difendersi di
fronte al predetto “Ordine” che lo ha accusato di “islamofobia”.
In particolare mi chiedevo che senso abbia, in un
paese che vuole essere liberale, un ordine professionale senza il cui tesserino
non puoi lavorare e che potrebbe anche farti smettere di esercitare la
professione del giornalista.
Si tratta di un organismo la cui esistenza, a mio
avviso, è totalmente superflua.
Infatti, data per scontata la capacità
professionale di un giornalista, il suo operato ha solo due vincoli.
Il primo è la coscienza, con la quale il
giornalista dovrà fare i conti subito, prima di scrivere un articolo.
Il secondo è l’insieme di leggi esistenti per tutelare
non solo la dignità delle persone oggetto dei suoi articoli, ma anche il rispetto dei
destinatari degli articoli stessi.
La coscienza appartiene alla sfera personale ed è
perciò variabile ma, nel caso sia troppo elastica ecco che interviene il
sistema giuridico che punirà eventuali abusi.
Per questi motivi l’Ordine è una struttura
che si sovrappone artificiosamente alla libera circolazione delle idee e delle
opinioni.
Non a caso l’Ordine dei Giornalisti, come ho già
scritto, venne fondato nel 1925 per evitare che la piena libertà dei
giornalisti potesse arrecare qualche danno al regime fascista e alla sua
immagine pubblica.
E allora oggi, a 89 anni dalla sua fondazione e a
69 anni dalla caduta del fascismo, quale giustificazione logica ha l’esistenza
dell’Ordine dei Giornalisti?
Mi sono rifatto questa domanda dopo che, pochi giorni fa, è scoppiata la notizia di importanti personaggi intervistati
da una persona che, non essendo iscritta, è stata accusata dal
presidente dell’Ordine di “giornalismo
abusivo”.
Dopo il clamore suscitato da questa vicenda sta poi
emergendo che parecchie interviste, in questi anni, sono state fatte “abusivamente”, e allora la cosa si sta
ingarbugliando per il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino (nella foto), perchè il risalto
di questa notizia potrebbe far sì che una grossa fetta di opinione pubblica si
renda conto non solo dell’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti, ma anche della
sua inutilità, e la denuncia di abusivismo mediatico potrebbe trasformarsi in
un boomerang.
lunedì 1 dicembre 2014
vilipendere
Si è conclusa
una vicenda penosa, con 6 mesi di galera a Storace che definì indegno
Napolitano.
Oltretutto,
si trattava di una reazione a un intervento nel quale il presidente aveva
tacciato Storace di indegnità per avere espresso un parere poco benevolo nei
riguardi dei senatori a vita che, secondo lui, erano stampelle del governo
Prodi.
Su questa
vicenda occorre fare alcune considerazioni.
Storace ha
sbagliato a criticare aspramente personalità come quella di Rita Levi
Montalcini, sia per i suoi meriti accademici che per la sua età.
Ma la Levi
Montalcini, come i suoi colleghi senatori non eletti, per alcuni mesi ha
effettivamente fatto da stampella al governo Prodi: se lei o i colleghi erano
malati, li mandavano a prendere pochi minuti prima del voto e li riportavano a
casa subito dopo.
In altre
parole, Storace aveva forse avuto una caduta di stile, ma aveva detto una cosa vera,
che era sotto gli occhi di tutti.
Il
Presidente della Repubblica che, è bene ricordarlo, è il garante dell’unità
nazionale e non dovrebbe avere alcun ruolo nella politica politicante, è sceso
dal suo alto scranno e ha dato dell’indegno a Storace il quale, rispondendo
all’accusa, ha dichiarato che, secondo lui, era indegno il presidente.
Dopo questa
dichiarazione, una zelante Procura accusò Storace di vilipendio al Capo dello
Stato, e il Ministro della Giustizia di allora, Clemente Mastella, non si
oppose.
Eravamo nel
2007 e la Giustizia, con la calma di chi sa di essere forte, ha lentamente
preparato una condanna anacronistica in un paese civile, perché ha erogato il
carcere per un reato di opinione.
Del resto si
sono lette tante accuse al capo dello Stato molto più pesanti: c’è stato anche
chi, qualche mese fa, lo ha definito “Morfeo”, “eversore”, “boia” senza che le
vestali della dignità del presidente battessero ciglio.
Ovviamente,
la legge considera i cittadini tutti uguali, ma forse qualcuno è più uguale di
altri.
In ogni caso,
degno o indegno che sia, negli ultimi mesi è emerso in modo abbastanza chiaro,
con testimonianze tanto variegate quanto autorevoli, che Napolitano ha fatto
non solo l’arbitro della politica, ma è sceso in campo in più occasioni,
preparando ad arte la caduta del governo eletto dagli italiani per farli
governare da un presunto statista, non eletto, che aveva studiato alla Bocconi
e che diede una prova di capacità inversamente proporzionale ai suoi titoli
accademici.
Inoltre il
presidente, che evidentemente era certo di avere per le mani un grande
statista, lo ha pure nominato senatore a vita il giorno prima di dargli
l’incarico.
Anche adesso
abbiamo un capo del governo non eletto ma nominato dal presidente che molti suoi
detrattori chiamano re Giorgio.
Ebbene, questa
condanna a 6 mesi di galera per averlo vilipeso, equivale a una incoronazione:
Napolitano è proprio un re!
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