domenica 19 gennaio 2014

zanzare 8


il cassonetto magico


Non posso dirvi che ho scoperto un cassonetto magico: è privo di cofanetto intelligente, è a pedale e, udite udite, il pedale può essere azionato senza tessera magnetica.
Non posso dirvelo per un motivo molto semplice: se le autorità lo imparano, si metteranno a cercarlo e, se lo trovassero, finirebbe l’incantesimo.
Per questo non posso dirvi che ho scoperto un cassonetto magico, completamente diverso da quello intelligente riprodotto nella foto accanto. 



mini imu e confusione

Pochi giorni fa, in un ufficio pubblico, vi erano alcune persone che aspettavano il turno per avere lumi sulla tassa chiamata “mini imu”.
Fra esse vi era un signore, di ottimo umore e dotato di grande comunicativa, che attaccava discorso con tutti e teneva il pallino del discorso in mano.
A un certo punto il suddetto signore, fra tante altre cose, ha detto che, se dovevamo pagare l’imu, il motivo era comprensibile: Berlusconi doveva dare alla propria moglie milioni di euro a seguito della separazione.
Come dire: poche idee ma ben confuse!

mercoledì 15 gennaio 2014

sinistra e impresa


L’impresa è il frutto dell’organizzazione dei fattori di produzione al fine di produrre o scambiare beni o servizi.
Per il codice civile non è obbligatorio che il risultato economico sia positivo: potrebbe anche essere in pareggio ma, generalmente, un’impresa viene creata per produrre un utile.
L’impresa svolge un’importante funzione sociale, perché produce ricchezza non solo per sé e i propri eventuali soci, ma spande ricchezza sulla società attraverso la creazione di posti di lavoro, le commesse ai fornitori, il pagamento delle imposte dirette e indirette.
La nostra sinistra ha sempre avuto, con l’impresa, un rapporto difficile, perché non è mai riuscita a scindere la figura dell’impresa da quella dell’imprenditore, parola usata pochissimo, che la sinistra in questione semplificò in “Padrone”, parola che porta in sé una connotazione dispregiativa e una diffidenza atavica che i compagni, ancora oggi, non sono riusciti a scrollarsi di dosso completamente.
Insieme a questo aspetto vi era il concetto manicheo che il “padrone” è sempre cattivo e chi presta la sua opera è sempre buono, e non ci si rende conto che l’epopea del “Quarto Stato” appartiene ormai al passato. 
Questo modo di vedere le cose ha complicato notevolmente i rapporti fra lavoratori e “padronato”, mentre lo “Statuto dei Lavoratori” ha ingessato il mercato del lavoro, tutelando, è vero, chi lavora, ma rendendo sempre più difficile trovare un lavoro per chi non l’ha.
L’articolo 18, stabilendo che gli obblighi derivanti dal suddetto statuto siano applicati alle imprese con più di 15 dipendenti, ha costituito e costituisce tuttora una specie di “tappo” alle assunzioni: infatti molte imprese medio piccole, per non superare i 15 dipendenti, hanno scelto di non svilupparsi, oppure di creare altre imprese consorelle sempre scrupolosamente al di sotto dei 15 dipendenti.
Io credo che alcuni concetti semplici, ma importanti, stentino a farsi strada nel mondo della sinistra.
Eccoli.
- L’imprenditore, creando un’impresa, soddisfa, o spera di soddisfare, le proprie aspirazioni professionali ed economiche. Tuttavia egli svolge, anche se involontariamente, un’importante funzione pubblica, ma non è necessario che sia un benefattore, è sufficiente che il suo operato abbia un effetto benefico sulla collettività;
- se l’impresa funziona bene, l’imprenditore si arricchirà, e buon per lui: se è stato bravo, o fortunato o le due cose insieme, meglio per lui. Il principio della libertà d’impresa non può avere condizionamenti diversi dal rispetto delle leggi esistenti;
- un imprenditore non è obbligato a intraprendere in un determinato luogo: il luogo più adatto lo sceglierà tenendo conto di tanti fattori, come le infrastrutture, il costo della mano d’opera, la distanza dai mercati di approvigionamento e vendita dei beni o dei servizi;
- chi ha responsabilità pubbliche dovrebbe cercare di attirare nuove imprese, e dovrebbe fare l’impossibile per evitare che le imprese chiudano o vadano altrove. Come? Creando le condizioni in base ai fattori di scelta citati al punto precedente: rivolgersi a un giudice perché imponga a un’impresa di restare dov’è, cosa che è successa in Italia, è un esercizio di puro infantilismo.
Riconoscere l’utilità della libera impresa, come veicolo di creazione di ricchezza, significa riconoscere anche il primato del liberalismo, perchè nei sistemi autoritari l’impresa non crea ricchezza.
Ovviamente, difendere l’impresa significa difendere il capitalismo e, di conseguenza, anche i capitalisti.
Un grande giornalista liberale diceva che, per difendere bene i valori del capitalismo, è meglio non frequentare i capitalisti: sono d’accordo con lui, tuttavia i princìpi vanno giudicati dai risultati che ottengono, più che dagli attori sulla scena che cambiano continuamente.
L’impostazione ideologica che ho descritto trapela anche dalla cronaca politica odierna, che ci regala un’immagine dell’impresa più simile a un pollo da spennare che a un patrimonio da difendere.

martedì 7 gennaio 2014

brocchi


Il 2013 è iniziato con l’imminenza delle elezioni politiche, che si sarebbero tenute il 24 febbraio.
Il leader uscente, Monti, era stato nominato (sic) dal Presidente della Repubblica senza che il Parlamento avesse bocciato il Governo in carica, governo convinto dal presidente a dimettersi.
Dopo un anno era evidente che Monti, imposto dal presidente come salvatore della patria, aveva fallito la sua missione e, dopo un anno delle sue cure, l’Italia stava peggio di prima.
Monti aveva applicato ricette economiche sconcertanti: nessun taglio alle spese correnti, aumenti di tasse e imposte (con introiti complessivi diminuiti), depressione dei consumi, chiusura o fuga di imprese a pioggia.
Ma il peggio di sé è riuscito a darlo in politica estera.
Poiché i fiumi di incenso ricevuti nei primi mesi di governo l’avevano inebriato tanto da convincerlo di essere uno statista, si accingeva a partecipare alle elezioni con una nuova formazione politica da lui fondata.
Dal momento che i due disgraziati marò, Girone e Latorre, erano rientrati in Italia alla vigilia del voto, si fece fotografare con loro dichiarando che sarebbero rimasti in patria salvo, terminate le elezioni, rimandarli in India provocando, tra l’altro, anche le dimissioni del Ministro degli Esteri che non potè tollerare una figuraccia simile.
Questo era il cavallo su cui aveva puntato il Presidente della Repubblica.
Dopo le elezioni Monti sparì, e il destino volle che il Presidente della Repubbblica uscente rientrasse subito accolto da una ovazione, ma la fortuna aveva giocato dalla sua parte, perché chiunque avesse sconfitto Prodi sarebbe stato osannato.
E così il neo-vetero Presidente si mise alla ricerca di un altro cavallo da incastonare nel disegno che stava preparando: le larghe intese.
Infatti l’esito delle elezioni non consentiva al partito di maggioranza relativa, il PD, di governare da solo, e il disegno del presidente prevedeva, giustamente, che i due maggiori partiti governassero insieme, ma prevedeva anche che il capo di uno dei due venisse radiato dal parlamento,  e ciò avrebbe potuto rendere più strette le intese o addirittura, farle cessare. Così il presidente, dopo avere scelto il secondo cavallo di nome Letta, cominciò a lavorare per spaccare il centro-destra, e vi riuscì brillantemente perché sapeva, da buon comunista, che gli “utili idioti” si troveranno sempre: basta stuzzicare il loro ego, e il resto viene da sé.
Ora abbiamo sul gobbo il secondo cavallo, la cui opera ricalca quella del primo: aumenti di tasse, spesso mascherati da riduzioni, e spese correnti sempre uguali.
Tutto ciò accompagnato da continui proclami di ripresa che nessuno riesce a vedere.
Ora, chi governa ha il dovere di mostrarsi ottimista, ma ha anche il dovere di non raccontare bugie, o almeno, di non raccontarle tutti i giorni.
In politica estera continuiamo a contare zero, e ci facciamo prendere in giro dall’India che, oltre a trattenere ancora i nostri marò, rinuncia a grandi commesse creandoci danni enormi, anche economici.
Il capolinea del secondo cavallo non sembra essere molto lontano e ritengo doveroso rivolgere una accorata preghiera al presidente: “Presidente, sia buono, non ci appioppi un terzo cavallo bolso. Lasci che il cavallo, bolso o no, gli italiani se lo scelgano da soli”.