lunedì 5 agosto 2013

la più bella del mondo 2




“L’Italia è un paese ingovernabile”: è una frase che si sente dire abbastanza spesso.
Effettivamente, dalla fine dell’ultima guerra vi è stato un numero di governi impressionante, con una durata media che, fino all’avvento della cosiddetta “seconda repubblica”, era inferiore a un anno, tempo insufficiente per impostare una efficace azione di governo.
Poi ci siamo illusi di avere trovato il bipolarismo, ma non è ancora vero, perché i potenziali “aghi della bilancia”, in grado di condizionare i governi con una manciata di voti, hanno rialzato la testa.
A rendere difficile governare vi sono anche motivi che fanno parte del nostro modo di essere, come lo scarso senso civico, il menefreghismo, il campanilismo, l’opportunismo ed altri.
Tuttavia, a mio modo di vedere, lo scoglio che ci impedisce di navigare in mare aperto è la nostra Costituzione, inadatta a un paese moderno del nuovo millennio.
Vediamo, a titolo di esempio, alcuni aspetti della Costituzione che lasciano a desiderare.
 
Bicameralismo perfetto
Le Camere sono uguali, e se il testo che approvano ha aggiunto o tolto anche una sola virgola a quello ricevuto dalla precedente Camera, deve ritornarvi, perché il testo deve essere uguale per entrambe.
L’approvazione di una legge richiede, pertanto, tempi lunghissimi e incentiva l’eccessivo ricorso ai decreti-legge.

Il capo del governo
Si tratta solo di un “primus inter pares” rispetto agli altri ministri, tanto che non può nemmeno cambiare un ministro senza fare cadere tutto il governo. Il risultato è la debolezza cronica dell’esecutivo.

Numero parlamentari eccessivo
Abbiamo 945 parlamentari (630 deputati e 315 senatori), senza quelli nominati dai Presidenti della Repubblica. 
Alcuni presidenti hanno stabilito, con scarso senso dello Stato, che quando la Costituzione parla della possibilità che vi siano 5 senatori in più eletti dal Presidente della Repubblica per meriti speciali, intenda dire cinque per ogni presidente.
Ora, facciamo l’ipotesi che si susseguano 10 presidenti ciascuno dei quali, dopo sei mesi dall’elezione, muore. Ebbene, se ognuno di questi nominasse 5 senatori a vita ci ritroveremmo, dopo 5 anni, con 50 senatori in più.
Per di più, i nostri parlamentari sono già il doppio di quelli degli USA, paese più grande e più importante del nostro, ma da noi si pensa di incrementarli, come ha fatto Napolitano con Monti, per il quale il contribuente deve sborsare quasi 300 mila euro l’anno.

Assenza di vincolo di mandato per i parlamentari
La nostra carta stabilisce che il parlamentare eletto non debba rendere conto a nessuno del suo operato.
Come dire: io ti presento un programma che ti soddisfa e tu mi dai il voto poi, quando sono stato eletto, lavoro per un programma opposto a quello per cui mi hai votato, e se protesti ti faccio pure un gestaccio, perché la mia virata di 180° mi è permessa dalla Costituzione.

Lentezza dei processi
Un processo difficilmente riesce a concludersi entro 10 anni: sono tempi inaccettabili che, oltre a mortificare il bisogno di giustizia della società, scoraggiano gli investimenti di società straniere che non se la sentono, in caso di ricorso alla giudice, di aspettare anni.

Magistratura inquirente e giudicante
Attualmente giudici inquirenti e giudicanti lavorano insieme, negli stessi uffici, e si frequentano dentro e fuori il palazzo, con quanta garanzia di imparzialità per l’imputato è facile immaginarlo.
Occorre separare le suddette carriere nell’interesse di colui che chiede giustizia: chi giudica deve essere “terzo” rispetto all’inquirente e all’imputato, non compare di una delle parti in causa.

Responsabilità civile per i magistrati
Nonostante il referendum dell’8 novembre 1987 abbia stabilito che debba essere introdotta, è stata driblata dal parlamento, e finora nessun giudice ha mai pagato di tasca propria per errori commessi per dolo o colpa grave.

Si tratta solo di alcuni esempi che anche un cittadino non addetto ai lavori vede e tocca con mano: credo però che siano sufficienti a farci capire che la Costituzione attuale è ormai obsoleta, checchè ne dica l’ACI (associazione comici italiani).
Un comico famoso, Benigni, pochi mesi fa ha fatto una trasmissione sulla Costituzione intitolandola “la più bella del mondo”.
Francamente, dà fastidio che un comico, sulla RAI e percependo una somma astronomica pagata dagli utenti, faccia l’apologia di una costituzione obsoleta.
Vi è invece un suo collega, Grillo, che è pienamente autorizzato ad esprimersi sulla materia.
Egli infatti rappresenta la speranza di milioni di italiani che l’hanno votato perché finalmente modernizzi l’Italia, e ha dichiarato che quello che sta facendo l’attuale governo per modificare la Costituzione è “un attentato alla Costituzione”.
Faccio un passo indietro: il 25 giugno 2006 venne fatto un referendum confermativo di una legge di revisione costituzionale già votata dal Parlamento ma senza maggioranza qualificata.  Ebbene, il  segretario DS (democratici di sinistra) Fassino, contrario alla conferma della suddetta legge, in campagna elettorale si rivolse agli elettori invitandoli a votare NO per evitare un “attentato alla Costituzione”.
Complimenti a Grillo: dopo essere riuscito ad accreditarsi come il rinnovatore assoluto, in grado di mandare a lavorare tutti i vecchi marpioni della politica, assomiglia ogni giorno di più a Fassino!



 











                                                                                                       
Qui sopra, a sinistra Benigni e a destra Grillo
In alto: la firma del 1° Presidente della Repubblica Enrico de Nicola (1947)

se fossi silvio berlusconi


Se fossi Silvio Berlusconi, chiederei di essere assegnato ai servizi sociali.
Il perché è, a mio modo di vedere, molto semplice: una persona così importante ridotta a rendere piccoli servizi a persone in difficoltà, o ad aiutare bimbi e anziani ad attraversare la strada, susciterebbe un grande senso di tenerezza nei beneficiari dei suoi servizi e non solo.
Infatti, un grande che cade, a meno che si tratti di un grande criminale che abbia ucciso o martoriato intere popolazioni, è visto con compassione più che con disprezzo, ed entra nel novero di quelle personalità che la “pietas” pubblica non dimenticherà mai.
Faccio solo due esempi, uno vero ed uno finto.
Alexander Dubceck, capo del governo cecoslovacco ai tempi della cosiddetta “Primavera di Praga”, ovvero una strada nuova che egli cercava di intraprendere per ammodernare il suo paese anche affrancandolo dalla “fraterna amicizia” di Mosca, venne arrestato. 
Era il 1968 e i carri armati sovietici rimisero le cose al loro posto.
A Dubcek, dopo la “normalizzazione”, venne affidato il ruolo di “netturbino”, mestiere rispettabile come tutti gli altri mestieri ma che, affidato ad un capo di Stato, suonava come una umiliazione che doveva servire di monito a chiunque osasse imbarcarsi in simili imprese.
A Dubceck andò comunque meglio del collega ungherese Imre Nagy, capo del governo ai tempi dell’insurrezione del 1956, che  fu impiccato.
Altro personaggio mitico è il capitano della STASI Gerd Wiesler, interpretato magistralmente da Ulrich Mühe che, nel film LE VITE DEGLI ALTRI, si ribella allo spionaggio gratuito teso solo a rovinare la gente, e per questo verrà promosso “postino”, mestiere più che rispettabile ma che, affidato ad un capitano che fino al giorno prima poteva incidere pesantemente nelle vite degli altri, suonava come una pesante umiliazione.
In questo caso si tratta di una vicenda immaginaria che, se non proprio vera, è comunque assai verosimile.
In questi casi, la vittima sacrificale assume un’aura di grandezza presso milioni di persone.
Per questo motivo, secondo me, Silvio Berlusconi dovrebbe chiedere di essere assegnato immediatamente ai servizi sociali: ne avrebbe un grosso vantaggio di immagine che potrebbe anche trasformarsi in maggior consenso elettorale.



Capitano Gerd Wiesler (Ulrik Mühe)



Alexander Dubceck 












                      



venerdì 2 agosto 2013

il volere di zeus


E COSI’ DI ZEUS ADEMPIASI L’ALTO CONSIGLIO

Finalmente Berlusconi è in galera. Il fatto che non ci vada fisicamente è secondario: politicamente lo hanno ucciso, o hanno creduto di farlo.
Grillo, da grande innovatore qual è, ha detto che, finalmente, Berlusconi è morto.
Complimenti a Grillo: l’unica voce liberale, in un parlamento tanto affollato quanto ingessato, per lui è meglio che si tolga dai piedi e farà di tutto perché ne esca.
Pure Epifani, nuovo segretario PD e sincero democratico (non a caso è stato a capo di CGIL), ha detto che la giustizia deve rapidamente seguire il suo corso, ed è una dichiarazione che gli costa poco perché sa di giocare in casa: mentre Berlusconi va in galera, da Siena si apprende che il PD non c’entrava nulla con la conduzione del Monte dei Paschi.
La magistratura va perciò rispettata nell’uno come nell’altro caso. E poi perché non dovremmo credere che il PD a Siena non contava nulla?
Se abbiamo creduto che Primo Greganti aveva in tasca un miliardo per una commissione richiestagli da un amico, e se abbiamo creduto che i vertici del PCI-PDS non sapevano nulla del miliardo lasciato da Gardini a via delle botteghe oscure, perché non dovremmo crederci?

ZEUS
Ma Zeus chi è?
Zeus, come tanti altri Dei, può presentarsi con mille facce, perciò non si può dargli un nome.
Può annidarsi nei derivati del PCI, nell’Associazione Reduci Garibaldini, nell’ANM, nei poteri forti che tengono il cuore a sinistra e il portafoglio a destra, nell’ANPI, nel Rotary Club, nella CGIA di Mestre, nell’Istituto Gramsci, nell’Associazione Mobilieri della Val Brembana, nell’ABI, dentro a M5S, dentro a MD, nell’Arci gay, in qualche parroco guerrigliero, nel CSM, nell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, nei grandi sindacati CGIL-CISL-UIL, nella Consulta: insomma, non è possibile dargli un nome.

Comunque sia, Zeus ha impiegato un sacco di tempo e ciò si può spiegare solo con la quantità di volti che ha dovuto assumere di volta in volta, perché l’imput era partito immediatamente: nella primavera del 1994 il leader Massimo d’Alema dichiarò pubblicamente che, se Berlusconi entrava in politica, l’avrebbero ridotto a chiedere l’elemosina.
La strada è quella buona: prima la galera e poi, eventualmente, l’esproprio, che ha già avuto un inizio cauto ma non troppo con la sentenza del lodo Mondadori.
Certo, è una sentenza un po’ strana.
In un paese di evasori incalliti, mettere in galera per frode fiscale uno dei maggiori contribuenti, fondatore di un’impresa che versa allo Stato quasi un milione di euro al giorno di tasse, lascia perplessi.
E vi è un altro aspetto che è poco comprensibile per il cittadino normale, e riguarda Fedele Confalonieri.
Ora, Confalonieri era (ed è ancora) il Presidente, ovvero il legale rappresentante di Mediaset, la società che ha commesso gli illeciti che hanno portato alla condanna di Berlusconi.
Ebbene, Confalonieri è stato assolto perché il fatto non sussiste, e il cittadino non riesce a capire e si chiede: come fa il presidente di Mediaset ad essere innocente? Non firmava lui i documenti? Li firmava senza leggerli? Gli impedivano di leggerli? Non gli interessavano?

L’assoluzione di Confalonieri, in una vicenda nella quale viene condannata l’impresa di cui è presidente senza che lui sappia nulla delle irregolarità avvenute, equivale ad una attestazione di stoltezza, che fa a pugni con la statura intellettuale e morale del personaggio.
Viceversa, se non è stato commesso alcun reato, perché sono stati condannati Berlusconi e i dirigenti di Mediaset Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto?
Sono interrogativi abbastanza ovvi ma, si sa, quando Zeus ha deciso, così deve essere.